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Entries by Diego Viarengo

La sovrapposizione di Lana Del Rey

Una volta avevo iniziato un articolo su Lana Del Rey e il paradosso di Pierre Menard autore del Chisciotte, lo volevo intitolare La cicatrice di un passato che non c’è ovvero le labbra di Lana Del Rey e voleva essere la comparazione tra quest’artista che aveva pubblicato l’album Lana Del Ray A.K.A. Lizzy Grant e nessuno se ne era accorto, mentre le stesse canzoni in Born To Die di Lana Del Rey (con la E) hanno venduto milioni di copie, e il racconto di Borges in cui Pierre Menard riscrive uguale un Don Chisciotte diverso da quello di Cervantes.

Sarebbe stato, con tutta probabilità, un articolo noioso dove si notava l’immagine retrò di un debutto che aveva appena cancellato il suo passaggio: la chirurgica plasticità dell’invecchiarsi da giovani; così noioso che non è arrivato neanche al secondo paragrafo. Invece sul paradosso di Pierre Menard autore del Chisciotte, e sull’invecchiare, è bello questo: A proposito di Hurt di Johnny Cash: una lettura borgesiana.

Devo ammettere che per quanto sia stato fan di Lana Del Rey, sarà anche per la delusione dell’articolo mancato, nato per morire, non riesco più a guardarla con la stessa considerazione, con gli occhi di una volta, come si dice, dopo la pubblicità di H&M.

In ogni caso: venerdì 3 maggio 2013, quando abbiamo programmato di fare la lettura dei pezzi di Fruttero e Lucentini da I ferri del mestiere e altre opere con Alessandro Bonino e Marco Manicardi al Circolo Arci Casseta Popular di Torino, sempre a Torino c’è Lana Del Rey in concerto al Palaolimpico (36,80€ in piedi, 48,30€ seduti). Noi lo si dice per tempo così uno si può regolare.

Però si può fare una convenzione che se uno arriva a Casseta Pop, finita la lettura, con il biglietto del concerto di Lana Del Rey, si fa un bis, apposta.

il manifesto del tour di Lana del Rey

[Il Pierre Menard, autore del Chisciotte è un racconto di Jorge Luis Borges del 1944, uscito in Italia nel 1955, per la traduzione di, guarda alle volte i casi, Franco Lucentini, è inserito nella raccolta Finzioni].

La cognizione della sfiga

C’è un compagno di classe di mio figlio: più alto della media, bello, con dei boccoli che gli ricadono sulla fronte, bravo a calcio, sicuro nel dribbling.  Una volta ha detto a mio figlio: -Sei uno sfigato. Hanno otto anni. Io, quando l’ho saputo, mi son preoccupato che ci fosse rimasto male. Quindi -Ci sei rimasto male? gli ho chiesto. Ma subito mi sono reso conto che era la domanda sbagliata perché la domanda giusta era -Sai cosa vuol dire?

SFIGA
Dalle misere macerie lessicali del ’68 emerge, unico fiore superstite, questo geniale termine di italiano “volgare”. La “s” privativa esalta la cosa negata, massimo bene dunque dell’uomo, origine del mondo. Un vero e proprio omaggio stilnovistico, che il Boccaccio avrebbe sicuramente usato e con ogni probabilità lo stesso Alighieri.
(Carlo Fruttero)

Dal Dizionario affettivo della lingua italiana, a cura di Matteo B. Bianchi con la collaborazione di Giorgio Vasta, Fandango Tascabili, 2008, pp. 176-177

(la citazione l’ho recuperata grazie all’ingegner Manicardi che ha usato la definizione per l’esergo delle Cronache di una sorte annunciata).

La parodia istituzionale

Oggi, 21 marzo 2013, giorno di consultazioni istituzionali, i partiti, quelli grandi, vanno dal Presidente della Repubblica, per vedere se si fa il governo o no. Bene, se si fa il governo chissà, ma se si fa, ci sarà anche il ministero dell’istruzione e se ci sarà il ministero dell’istruzione vorremmo dire alla Signora prossima ministro o al Signor prossimo ministro dell’istruzione, di considerare il suggerimento contenuto a pagina tredici dei Ferri del mestiere di Fruttero e Lucentini: l’istituzione della parodia come insegnamento, esercizio, nelle scuole italiane di ogni ordine e grado.

Per parodiare un autore bisogna infatti conoscerlo bene, averlo capito e fatto capire a fondo. E qui sta appunto la grande utilità didattica della parodia, che misura meglio di qualsiasi esame il grado di familiarità che l’alunno ha con un dato testo, e che al tempo stesso sdrammatizza quel testo, lo porta a un livello meno ostico, remoto, minaccioso, noioso, lo rende affettuosamente frequentabile anche per il futuro.

Certo gli sviluppi sono potenzialmente agghiaccianti.

Il ministro prende alla lettera queste nostre righe, istituisce la «parodia dell’obbligo», nel giro di pochi anni milioni di giovani ne diventano esperti, alcune migliaia espertissimi, al Quirinale il Capo dello Stato consegna un gelato al più bravo.

Cos’è che stiamo a fare qui

La cosa è andata così. L’anno scorso, poco prima di Natale scopro, per motivi miei, che I Ferri del mestiere non è più in circolazione. Pare incredibile, e invece. I Ferri del mestiere – Manuale involontario di scrittura con esercizi svolti, è un libro con scritti di Carlo Fruttero e Franco Lucentini raccolti da Domenico Scarpa, edito da Einaudi, uscito nel 2003  e ristampato nel 2007. E quindi niente: nel dicembre del 2012 non c’è modo di comprarlo.

E dunque, come si fa in questi casi, ci si rivolge allo Spirito dei Tempi, nella forma di Twitter. Scrivo alla casa editrice e chiedo se fanno una ristampa.

Non mi risponde. Scrivo il giorno dopo e un personaggio, col naso rosso, si unisce alla lotta:

Il Signor Bot dell’Einaudi stavolta risponde e chiede ai suoi numerosi follower:

Riceve sette risposte, di cui: il primo -Io ce l’ho; il secondo -Oddio sai che poi tutti vogliono diventare scrittori dopo quel libro? Aiuto; e poi tre che dicono che sì l’avrebbero comprato.

Il Popolo della Rete impazza.

Arriva uno famoso a perorare la causa:

Il giorno dopo, la resa dei conti. Quindi la ristampa si fa o non si fa?
-Eh, dice il Bot dell’Einaudi, non è che il sondaggio di ieri sia andato proprio benissimo, ma vediamo.
E lì le genti del Popolo della Rete si materializzano in forma di reply e retweet fino all’agognato:

Quindi adesso I ferri del mestiere si può comprare e leggere, imparando magari diverse cose a proposito dei cliché, delle frasi fatte, dell’aggettivazione ridondante e scontata e diverse altre cose ancora sullo scrivere e sul leggere.

E io ero molto contento e ho detto a Alessandro Bonino che sarebbe stato bello fare qualcosa e lui mi ha detto -Leggiamolo; e abbiamo invitato Marco Manicardi, perché tutti e tre siam stati lì a chiedere che questo libro venisse ristampato, e abbiamo deciso che lo leggiamo, ma non da soli, davanti a chi vuole venire, il tre maggio a Torino. E abbiamo aperto questo blog così ci mettiamo gli appunti di lettura e le cose che ci vengono in mente da qui al tre maggio, a proposito dei Ferri del mestiere e di Carlo Fruttero e Franco Lucentini.