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Tra i libri si passeggia

L’abbiamo fatto davvero – La prosa della domenica a Casseta Pop

Venerdì 3 maggio, alle 22 circa, al Casseta Popular di Grugliasco (Torino) abbiamo fatto, per la prima volta, La prosa della domenica.

Da dove stavamo noi, prima che si sedesse il pubblico, si vedeva questo.
la prosa della domenica a Casseta Pop

Poi abbiamo cominciato a leggere e Samuele Carosiello ci ha fatto delle foto.

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Qui, sulla pagina Facebook di Casseta Popular (Like) c’è l’album.

Volevamo ringraziare Valentina Garbolino, tutta Casseta Pop, Stefano Jugo: il puntualissimo Bot di Einaudi, Beatrice che ha portato il banchetto dei libri (e ne ha venduti parecchi), i Perturbazione che pur essendo vietato il dibattito ci hanno fatto una domanda (cui per fortuna Manicardi – accanito fan – sapeva rispondere) e tutti quelli che sono venuti.

Come ha detto Bonino, intervistato da Fahrenheit-Radio tre (purtroppo non c’è il podcast): -Se vien bene lo rifacciamo.

Lo rifacciamo al Salone Off di Torino, il 19 maggio.

L’errore

Fruttero e Lucentini una volta hanno fatto una trasmissione televisiva che si chiamava L’arte di non leggere.

In questa trasmissione parlano di grandi libri dell’umanità, tra questi il Don Chisciotte, che – dicono – non si può leggere tutto. Se ci si fa prendere della mania della completezza, se tutto è sacro, la gente poi si stufa e non legge più. Invece bisogna passeggiare tra i libri, divertirsi -dicevano.

Tra i grandi libri dell’umanità, prima del Chisciotte Fruttero e Lucentini, nella trasmissione L’arte di non leggere, avevano parlato di Pinocchio, rimandando Proust, perché «Proust è spinoso».

A me è appena capitato di rileggere Pinocchio, che è pieno di parole sorprendenti, come “aggranchite” e altre ancora, di momenti comici inaspettati: «Crepa, Alidoro», e ho visto il nuovo film della Lanterna magica che è molto bello.

Nel Pinocchio, un libro parallelo, Giorgio Manganelli scrive:

Signori e signori,

vorrei mi fosse consentito porgere un grato congedo a maestro Ciliegia, che ha non senza decoro, e con l’inettitudine che egli ha in comune con noi, eseguito un compito né facile né lusinghiero: non dimentichiamo che egli è l’unico nostro rappresentante, colui il cui unico destino è l’errore.

e poche pagine dopo

Le parole non sono antropocentriche, nessuno le «scrive», non «vogliono dire» nulla, non hanno nula da dire. Come l’universo, sono inutili. […] le parole non conoscono errore. Se una parola «sbaglia» l’universo si adegua immediatamente.