Non c’è ancora scritto niente, ma una persona mi ha confermato che la tomba è proprio quella. “La riconosci perché sopra c’è un cappello e un pacchetto di sigarette”, mi ha detto.

Allora dev’essere proprio quella, oppure quella di fianco. Ci sono molte piante, soprattutto grasse, e c’è un sacchetto con dei sassolini pieni di scritte. Qualcuno ha lasciato lì una statuetta del Taj Mahal, chissà poi perché, e qualcun altro ha infilato tra i fiori un CD intitolato “Black Africa”, con la copertina sbiadita dal sole e dall’aria, mah. A tener fermo il sacchetto dei sassolini, ci sono almeno quattro piombini da pescatore. A pochi metri, sulla destra, riposa un suo amico, circondato da delle piante di rosmarino.
Comunque, sì, dev’essere proprio quella. Sopra c’è un copricapo ricamato all’uncinetto e, di fianco, un pacchetto di sigarette sfatto dalle intemperie.

Ho appoggiato una mano sul marmo e mi sono dimenticato di fare una cosa che mi ero ripromesso di fare, e cioè di metterci sopra un sassolino, come fanno gli ebrei. E’ un’usanza che mi piace.
Non sono uno che parla coi morti, e l’unica cosa che sono riuscito a dire lì davanti è stata: grazie.
Poi ho girato i tacchi, e sono andato a bere una birra.