C’è un compagno di classe di mio figlio: più alto della media, bello, con dei boccoli che gli ricadono sulla fronte, bravo a calcio, sicuro nel dribbling.  Una volta ha detto a mio figlio: -Sei uno sfigato. Hanno otto anni. Io, quando l’ho saputo, mi son preoccupato che ci fosse rimasto male. Quindi -Ci sei rimasto male? gli ho chiesto. Ma subito mi sono reso conto che era la domanda sbagliata perché la domanda giusta era -Sai cosa vuol dire?

SFIGA
Dalle misere macerie lessicali del ’68 emerge, unico fiore superstite, questo geniale termine di italiano “volgare”. La “s” privativa esalta la cosa negata, massimo bene dunque dell’uomo, origine del mondo. Un vero e proprio omaggio stilnovistico, che il Boccaccio avrebbe sicuramente usato e con ogni probabilità lo stesso Alighieri.
(Carlo Fruttero)

Dal Dizionario affettivo della lingua italiana, a cura di Matteo B. Bianchi con la collaborazione di Giorgio Vasta, Fandango Tascabili, 2008, pp. 176-177

(la citazione l’ho recuperata grazie all’ingegner Manicardi che ha usato la definizione per l’esergo delle Cronache di una sorte annunciata).