Marco – Makkox – Dambrosio ha scritto sul suo blog a proposito di Richard Matheson. Gli abbiamo chiesto se potevamo pubblicare un pezzo di quell’articolo qui, il pezzo in cui non parla di Richard Matheson ma degli Urania curati da Fruttero e Lucentini e lui, molto gentilmente, ha detto sì.

«La fantascienza degli Urania, quella che in seguito, messi i baffi, e io li ho messi a 12 anni, ha definito la mia percezione più matura del termine, era curata da Fruttero e Lucentini, maestri illuminati. C’era merda a fottere anche negli Urania, eh, capiamoci, tipo Ben Bova, o Bob Shaw, o Van Vogt, che oggi io quando voglio significare scritto di merda dico alla Van Vogt, e individuo subito se tra chi m’ascolta ci sia un antico lettore di Urania, perché prende ad annuire forte.

A. E. Van Vogt sfornava merda a rullo di rotativa, me lo ritrovavo sempre tra i coglioni, era una settimana sprecata l’urania di Van Vogt, ma insomma, ero ragazzino, non selezionavo molto, il mio tempo era infinito, mi mangiavo anche A. E. Van Vogt, scuotendo la testa, sputando i semi.  Lui ci metteva un sacco di mostri coi tentacoli e astronavi e cagate di cartapesta indigeribili così, nelle sue storie.

Uff

Dice: ti piace la fantascienza come fanno a non piacerti mostri e astronavi? Ti rispondo: allora la conosci poco la fantascienza. La fantascienza non è legata a degli elementi fissi come i pezzi di un gioco, o a degli scenari definiti; ma che ti spiego a fare, probabilmente tu leggi il fantasy.

Comunque anche Van Vogt una volta ne azzeccò uno di Urania: Le lenti del potere. Era fantascienza social (sociologica la definimmo noi in italiano), a me piace molto quella branca, e lui in effetti era riuscito a scrivere un libretto di social sf assai ironico e divertente. Vabe’ insomma, per essere lui intendo.

Però, dicevo, la fantascienza che m’ha conquistato nella testa oltre che nel cuore è quella che m’hanno insegnato Fruttero e Lucentini, vai a capire se poi sia davvero quella la Science Fiction secondo le normative internazionali di genere. Esisterà una classificazione Linneo, boh.

La sf di Fruttero e Lucentini sembrava avere tante di quelle declinazioni che non mi appariva un genere letterario rigidamente normato come altri, come quella merda del fantasy, per dirne uno a caso di genere di merda.
Loro ci ficcavano dentro un po’ di tutto (tranne il fantasy, che io ricordi). Ne avevano fatto un grande territorio sperimentale del fantastico tecnologico, e anche non tecnologico in verità; del fantastico e punto, e sempre con una curiosità e un senso del gioco da bimbi.

Ecco, adoravo quel non prendersi sul serio, che a volte invece ho riscontrato nei lettori di hard sf, i talebani della sf, che se scrivi teletrasporto gli ci devi mettere anche un trattato di fisica per spiegarglielo per filo e per segno come funzioni e che sia CONVINCENTE, altrimenti alle fiamme!
Gesù quanto mi sta sui coglioni la gente così, come genere.

Faccio un esempio definitivo sulla questione sf di Fruttero e Lucentini.

Una volta uscì un Urania bis. Gli Urania bis erano numeri speciali in supplemento agli Urania “ordinari”. Io non li ho mai trovati in edicola, perché uscirono per un breve periodo poco prima che nascessi, poi la Mondadori continuò a pubblicarli come Urania Speciale ed ebbero una numerazione propria. In pratica i bis e gli speciali erano capolavori selezionati della fantascienza.

Dicevo una volta uscì un Urania bis, il numero 323 bis, che consisteva in un fumetto. Anzi, in una strip, che è un po’ diverso da storia a fumetti, vabe’, non apriamola o ci s’ammazza con altri talebani su st’altra questione, diciamo fumetto.

Quel capolavoro della fantascienza di Urania era composto da sole strip di B.C. di Johnny Hart.
Un numero di Urania, tutto fumetto?! E non un fumetto di sf, che forse ancora ancora…

Che genere è B.C.? Boh, è arte, la più grande strip di tutti i secoli, per me (meglio non aprirlo nemmeno il discorso su Johnny Hart e quanto valga B.C. o ci do fuoco a qualcuno io stavolta), ma comunque non l’avrei mai definita fantascienza. Non fino ad allora, quando Fruttero e Lucentini la inclusero nel genere.

Però, che conquista! E i lettori erano pronti: un settimanale di sf che innalza un fumetto di cavernicoli ironici a capolavoro della s.f. e nessuno che leggesse Urania regolarmente che si sia sognato di uscirsene con HEI! checcazzo mi significa mettere nei capolavori della fantascienza una cazzo di strip?!

Il numero 323 bis di Urania è per i collezionisti  il numero più raro e difficile da procurarsi dell’intera collana, dicono loro.

Tutto questo per dire che per me è esistita una fantascienza Prima dell’Avvento di Urania e una Dopo l’Avvento».

L’articolo intero: Dopo Matheson, di Makkox – Marco Dambrosio.