Scrive uno scrittore famoso che una volta, mentre stava tenendo una classe di scrittura, uno degli studenti gli dice, deluso: Ma quindi questo corso di scrittura consiste in questo; tutto qui? Noi veniamo a lezione e ci mettiamo a parlare di cosa leggiamo? Sì, in fondo, sì, ammise lo scrittore famoso.

-Niente trucchi, niente prosa dai vetri appannati, per favore; d’accordo, ma prima: leggere. La prima cosa di un corso di scrittura e quindi anche di un manuale, seppure involontario, di scrittura, come è I ferri del mestiere, non sta tanto nello scrivere quanto nel leggere. Nell’imparare a leggere, nell’accorgersi di cosa succede nel leggere. Siccome siam tutti convinti di saper leggere benissimo, nel disimparare a leggere, almeno un po’, e ricominciare, almeno un po’.

Per esempio ci pensavo leggendo questo articolo di Paolo Nori

Questi ultimi anni, siccome per questioni biografiche che hanno a che fare con la paternità ho visto un po’ di cartoni animati, mi sono accorto che ci son dei cartoni animati dove i personaggi han tutti le stesse facce, cambiano solo i colori dei capelli e i vestiti e allo stesso modo, per delle questioni biografiche che ho cominciato a scrivere sopra ai giornali allora ho cominciato anche a leggerli, mi sono accorto che ci son dei giornali dove la gente, i giornalisti, il modo che scrivono, sembra che anche loro abbiano tutti la stessa faccia.
C’era un pezzetto di uno scrittore italiano che si chiamava Aldo Buzzi che diceva che lui, quando trovava uno che scriveva “il pallone”, e poi, due righe sotto, per non ripetere il pallone scriveva “la sfera di cuoio”, ecco lui, Buzzi, a quello lì gli avrebbe dato l’ergastolo, e i giornalisti di certi giornali, per non ripetere le cose, adesso ci son le elezioni, se andasse al potere un discepolo di Buzzi, rischian tutti l’ergastolo, secondo me.
Tutti degli articoli dove il pallone diventa la sfera di cuoio, il dollaro diventa il biglietto verde, New York diventa la grande mela, l’Italia diventa il Belpaese, una bicicletta diventa una due ruote, un rigore diventa un tiro dagli undici metri, un morto diventa un caro estinto, un colonnello diventa un alto ufficiale, una macchina diventa un veicolo, un caffè diventa una bevanda eccitante, un libro diventa un tomo eccetera eccetera eccetera eccetera.
Come se il giornale lo scrivesse tutto la stessa persona, o come se, appunto, avessero tutti la stessa faccia, i giornalisti, a guardarli, e tutti la stessa voce, a sentirli parlare; tutti gli articoli fatti tutti da dei sosia vestiti tutti uguali, con le case tutte uguali, con le mogli e i figli tutti uguali, le stesse passioni, le stesse abitudini, le stesse manie, gli stessi gusti alimentari che vanno a mangiare negli stessi ristoranti, guardano gli stessi film, vanno a letto alla stessa ora non è bellissima, come impressione.

Fruttero&Lucentini, una volta, avevano inviato una molto istruttiva scheda di lettura che ha che fare con questo discorso e che, per fortuna, cioè grazie a Domenica Scarpa che è il curatore dei Ferri del mestiere, è stata inclusa nei Ferri del mestiere, verso il fondo (continua nella prossima puntata).